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Quando nel 1946 si è riproposta la Giostra della Quintana si è pensato di ripartire convenzionalmente la città in dieci rioni, allo scopo di far correre un cavaliere per ogni Rione e consentire così la partecipazione corale all’evento dell’intera cittadinanza. La denominazione dei dieci Rioni, che dal 1946 si contendono due volte l’anno il Palio, ricalca sostanzialmente quella di una parte dei diciassette Rioni in cui Foligno è stata suddivisa tra il XIII e il XVIII secolo, mentre le relative insegne sono tratte da fonti iconografiche elaborate nella tarda età moderna.
I dieci Rioni sono operativi nei tanti settori nei quali si diversifica l’attività preparatoria e pubblica della manifestazione, che riguarda la parte equestre, la taverna, i costumi, le manifestazioni collaterali e la preparazione del corteo.                                  
Tutto il lavoro è atto di volontariato.

i Rioni sono:


Sulla base di una tradizione orale, ma priva di fondamenti storici, lo Jacobilli scrive che il Rione avrebbe tratto la denominazione dalla caratteristica dei suoi stessi abitanti, che sarebbero stati “sempre ammanniti, et all’ordine unitamente a combattere per difesa loro”; dell’insegna, invece, non trovò traccia. Molto più probabile è che il rione derivi il suo nome dal latino “ad Mannum”, nei pressi di ponte San Magno. Lo stemma attuale delle due spade incrociate in campo rosa, delineato nel secolo XVIII, è espressione di un concetto di conflittualità ed appare riconducibile all’origine del nome del rione così come tradizionalmente accettata.

 

Anche in questo caso la tradizione orale racconta che il rione avrebbe derivato denominazione e stemma da un’antica abbazia benedettina, che sorgeva nei pressi, o forse sul luogo stesso, dove oggi si erge la chiesa di San Salvatore. L’insegna attuale del soldato romano a cavallo, delineata nel XIX secolo, rompe completamente con la tradizione iconografica precedente.

 Nel Medioevo, e in Età Moderna, non era un rione, ma soltanto una contrada nell’ambito del rione Campo o Fonte del Campo. Il simbolo adottato, una torre merlata in campo giallo, trova riscontro storico nella cosiddetta Rocca dei Trinci, che sarebbe stata eretta nella contrada al tempo del cardinale Egidio Albornoz.


 Avrebbe derivato il suo nome dalla Turris Stancam che un tempo sorgeva nell’attuale Porta Romana, o forse da contra stagnum così denominato, secondo la tradizione, per essere prospiciente ad “uno stagno, o laghetto d’acqua, che ve si andava sopra un ponte levatoro”. Il suo stemma è “un ponte, sotto il quale passa uno stagno d’acqua, che poi mutò in tre sbarre dorate”; in questa seconda versione, sarebbe stato ancora visibile, nel secolo XVII, in un paio di luoghi della città.

 

Denominazione ed insegna deriverebbero da un altare sormontato da una croce, già denominato Staffo ed abbattuto nel 1861, che sorgeva avanti alla chiesa del Suffragio, nel punto in cui dalla via Garibaldi si diparte la via Umberto I. Da qui lo stemma: una croce mauriziana in campo rosso.

 

Piuttosto sofferta, dallo stesso Jacobilli, la scelta tra una tradizione che faceva discendere la denominazione del rione da un insediamento militare dei Goti, e quella, probabilmente meno attendibile, che la voleva dalla nutrita presenza di osterie, di bettole e dello “scorticatori”, dove “da Jotti si va per la carne, e vino”, dell’arme, invece, nessuna traccia. Lo stemma attuale, con giglio e croce in campo ondato bianco celeste è stato delineato nel XIX secolo.

 

Secondo una tradizione orale, ma priva di riferimenti storici, che lo Jacobilli ha raccolto, il rione avrebbe mutato denominazione ed insegna da un albero di gelso piantato nella sua piazza principale. Lo stemma, infatti, rappresenta un albero di gelso in campo verde.

Nel Medioevo, così come ancora in Età Moderna, non era un rione ma una contrada compresa nel Rione Contrastanga. E’ stato annoverato tra i Rioni, conservando il toponimo, nelle fonti iconografiche del XIX secolo. L’emblema prescelto, un lupo in campo rosa, è palesemente dettato dall’assonanza della denominazione.

 

L’origine della denominazione, secondo lo Jacobilli, risalirebbe all’assegnazione di alcuni pugilli (antica misura di superficie) di terra ai profughi di Todi, venuti ad insediarsi in questa zona che prima del 1240 era posta al di fuori della cerchia muraria. Non menzionata dallo storiografo secentesco, l’insegna attuale nasce nel secolo XIX; la scelta dell’aquila, simbolo della ghibellina Todi, può correlarsi alla tradizione sulle origini del Rione.

 

Stando alla tradizione accreditata da Jacobilli, il nome del rione sarebbe derivato dagli Spatarij, un popolo antico che avrebbe occupato la zona e costruito una porta nelle mura della città accanto alla chiesa di San Giovanni dell’Acqua. Su questa porta, detta poi Spataria, sarebbe stata scolpita, ed ancora visibile, una spada nuda, arme degli Spatarij e successivamente degli abitanti del Rione. Probabilmente fantasiosa l’origine della denominazione, che è priva di riferimenti documentari o storiografici; abbastanza attendibile, invece, l’identificazione dell’arme, poiché ci resta una targa in pietra con spada scolpita.